A Sulmona la Serie Rain di Elio Lucente

A Sulmona la Serie Rain di Elio Lucente

SULMONA – E’ uno dei migliori artisti abruzzesi del panorama nazionale. Elio Lucente, che ha da poco chiuso con successo una mostra nella Cappella Corpo di Cristo dell’Annunziata di Sulmona (su iniziativa del Lions Club), ha conquistato il pubblico con la sua “Serie Rain”. Una nuova collezione di dipinti che vede sostanzialmente protagonista una coppia.

“Ho voluto rappresentare una storia d’amore tra una coppia”, spiega Elio Lucente. “Possono essere fidanzati, amanti, marito e moglie… non lo so. Ma quello che so è che li raffiguro sempre con l’ombrello. Questo ombrello però, non serve per ripararli dalla pioggia, ma dagli occhi della gente. La coppia si ripara e così si crea una propria intimità all’interno di questa cupola che io appunto lo rappresento con l’ombrello”.

A Sulmona la Serie Rain di Elio Lucente

Nella mostra dell’artista di Pratola Peligna, dove trovano posto le opere della sua produzione (tra cui il quadro dedicato ai Beatles con cui ha vinto il Premio Liverpool), viene ben analizzata la sua pittura, partendo proprio dalla coppia. Questa figura, muta testimone degli accadimenti sulla tela, ha però una sua tacita evoluzione, quella dell’artista e della vita che può essere percepita con rinnovate modalità. Se in origine l’uomo statistico simboleggiava l’uomo quantitativo,  senza volto e caratteristiche individuali, via via è diventato l’osservatore, l’agente, il mediatore, il testimone oculare, l’uomo torre, l’uomo geografico per arrivare appunto ai fidanzati di Lucente.

Le sembianze spesso, sebbene appena accennate, ricordano la fisionomia di Mambor, che comunque si schermisce. In alcune opere sembra di avere lo stesso artista al centro, che indaga i meccanismi della soggettività. Lucente dipinge benissimo altrimenti non saprebbe dare con tanta esattezza l’idea dell’appiattimento, del modellino ritagliato accostato alla tela grezza perché non ci sia la connivenza dello spazio. E la pittura non segue il disegno, è pittura cieca, linguaggio spirituale.

Un vero e proprio successo

Non c’è descrizione, l’uomo bidimensionale, anche se fa l’azione, è piatto, non c’è lavoro di chiaro-scuro e quindi è assenza di luce dall’interno. Lucente riesce a far scaturire dal colore una grandissima energia. Ma sono suggestioni scenografiche, dietro alle quali si nascondono altri livelli. Che però non devono fermare in superficie lo sguardo del pubblico, che con il tempo imparerà a conoscere nel profondo la sua pittura e del potere evocativo che ha.

Le figure di Lucente sono mai deformate dall’umano. A differenza dell’espressionismo, dei Fauve, di Bacon stesso, dove la sofferenza deforma tratti e gesti, qui l’uomo non è completamente dentro le cose, ha la capacità di osservare i progetti e i meccanismi. Dipingere come atto meditativo, per un’artista che non ha mai abbandonato il suo rigore concettuale. Così al centro delle sue opere è possibile scorgere  tutta la ricchezza del mondo mediata dai segni del linguaggio.

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Autore dell'articolo: Rocco Bigazzi