Pasetti, uno spettacolo di vino tra arte e natura

Cari amici di VistAbruzzo, a causa di un improvviso lutto interno alla nostra squadra vi chiediamo qualche giorno di pazienza per potervi raccontare con calma e dovizia di particolari il press tour al quale abbiamo partecipato sabato 22 giugno. Restate sintonizzate e ne vedrete (e leggerete) delle belle!

Lo staff di VistAbruzzo 

AGGIORNAMENTO – Intanto pubblichiamo qui di seguito il comunicato stampa ufficiale:

La lunga storia della Cantina Pasetti inizia già in epoca borbonica, in agro di Francavilla al Mare a ridosso dell’Adriatico, fino ad arrivare ai giorni nostri con una viticultura di montagna. La svolta della cantina avviene negli anni ’60 con l’inizio della vinificazione in più ampia scala. Negli anni ’80 nasce, per mano di Mimmo Pasetti, il vino del brand di riferimento dell’azienda. Per festeggiare la nascita di Francesca con i capelli rossi proprio come la trisavola Donna Rachele, figura importante nella storia della famiglia, si imbottiglia separatamente il miglior Montepulciano presente in cantina. Così è nato il Testarossa, fiore all’occhiello della Famiglia Pasetti che da 5 generazioni ormai porta avanti il lavoro vitivinicolo sempre con la stessa passione e determinazione.

Oggi Mimmo Pasetti è ritenuto un imprenditore visionario: il suo progetto controcorrente è cominciato nel 2000, quando in azienda assume il ruolo decisionale. Egli dalla zona costiera, sede storica dell’azienda, si sposta all’interno, comincia ad acquistare sempre più terreni, inizialmente a Pescosansonesco nel Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Il terroir di Pescosansonesco, argilloso-calcareo, posizionato al di sopra della roccia appenninica, è perfetto per la coltivazione del Montepulciano d’Abruzzo. La significativa escursione termica tra giorno e notte a circa 550 metri sul livello del mare garantisce che il vino abbia un profilo sensoriale di alta qualità ed eleganza. Così è iniziato il processo di trasformazione che dalla zona costiera dell’Abruzzo arriva poi a Capestrano, Castiglione a Casauria e Ofena. Essendo tutti i vigneti all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, la Cantina Pasetti è autorizzata ad apporre il logo del Parco sul retro delle sue bottiglie.

Il segreto di questa azienda è sicuramente l’unione famigliare, oggi Mimmo la gestisce insieme a sua moglie Laura e i loro tre figli, ognuno con un ruolo definito e diverso: Francesca Rachele si occupa dell’amministrazione, Massimo dell’esportazione e della visibilità internazionale e Davide, che è enologo, della produzione del vino.

La conduzione delle vigne è nella forma integrata con particolare attenzione alla sostenibilità. “Questo è un punto peculiare – ha spiegato Mimmo Pasetti – che ci garantisce la salubrità dei vini. Il Parco Nazionale è un contesto vergine, lontano dall’inquinamento delle aree vallive, dalla contaminazione antropica. L’autorità di vigilanza del Parco Nazionale monitora, controlla e analizza ogni aspetto dei processi lavorativi controllando in primis il rispetto dell’ambiente”.

Spostarsi dal mare alla montagna, senza tradire i propri ideali e le proprie caratteristiche ma cercando, anzi, di ampliare sempre più quegli orizzonti di pensiero che stanno alla base di un buon vino. Si può riassumere così l’ultimo percorso di Pasetti, che ha scelto oltretutto di produrre i suoi gioielli enoici in un’area protetta quale quella del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, che offre ulteriori garanzie dal punto di vista ambientale, ad arricchire sempre più un prodotto di pregio.

Per raccontare gli ultimi progetti aziendali, la famiglia Pasetti ha organizzato un press tour al quale hanno partecipato circa 30 giornalisti tra nazionali e abruzzesi. Due giorni decisamente intensi, durante i quali gli operatori della stampa hanno potuto prendere cognizione delle situazioni ambientali dei territori e degustare vari vini, che sono ciascuno il risultato delle diverse specificità territoriali. Presente in uno degli appuntamenti anche il presidente del Parco, il dottor Tommaso Navarra che ha voluto ribadire la peculiarità del territorio, la preziosità delle varie identità locali e la proficua collaborazione con la famiglia Pasetti che opera all’interno del Parco.

“Il nostro ultimo progetto riguarda l’acquisizione di 150 ettari in località Forca di Penne – ha aggiunto Mimmo – fino a 1050 metri sul livello del mare, tra fitti e floridi boschi del Parco Nazionale. Il sito è attraversato dal Tratturo Magno, fu stazione di sosta per la transumanza, riconosciuta come Patrimonio immateriale dell’Umanità dall’Unesco. Con la sua Torre Medievale che fu anche proprietà dei Medici, Forca rappresenta il punto di confine fra le province di L’Aquila e Pescara. Dalla sua sommità ai piedi della torre medicea, ad ovest si osservano le cime dell’Appennino interno, a est l’estensione delle province di Pescara, Teramo e Chieti fino all’orizzonte con il turchese Adriatico. A sud e a nord, in una manciata di chilometri, le vette della Maiella e del Gran Sasso”.

La cantina possiede un totale di 270 ettari dei quali 70 vitati. Le uve coltivate sono Pecorino, Passerina, Trebbiano d’Abruzzo, Montepulciano d’Abruzzo e Moscatello di Castiglione; piccola percentuale di varietà internazionale, Chardonnay e Cabernet sauvignon. Sabato mattina c’è stato il raduno con l’intero gruppo a Capodacqua per una prima visita ai vigneti dell’azienda: “Noi non siamo originari di questa zona, ma da qualche tempo abbiamo deciso di puntare anche su questi terreni”, ha spiegato Domenico Pasetti. “L’autoctono è qualcosa che non dimenticheremo mai, d’altronde siamo stati tra i primi a fare il Pecorino, ma ora vogliamo dedicarci al Pinot nero. Se il cambiamento climatico continua, tra qualche anno potremo anche piantare il Montepulciano. La vite è come un atleta che si appresta a fare una gara, e pertanto deve stare in equilibrio. Va considerato che qui la notte c’è un freddo termico importante. Siamo molto attenti a tutto ciò che accade in natura. Possiamo fare l’irrigazione del vino con l’acqua minerale”.

Pasetti, a proposito di questo gioiello enoico, parla di “un’acidità molto spinta e una mineralità che ritroviamo nel bicchiere. La luminosità ideale per le vigne non è quella diretta ma quella diffusa: la vigna di Capodacqua ha un orientamento ad ovest. Qui facciamo solo il Rosato”.

Successivamente il gruppo si è spostato sul fiume Tirino per partecipare a un ricco pranzo con degustazione del Cerasuolo, in abbinamento a salumi, formaggi e latticini, nonché piatti di carne e pesce, dall’agnello agli arrosticini fino ai calamari con piselli. E, come primo, gli anellini alla pecorara. Il tutto, accompagnati dalle magiche note del sax. Il Cerasuolo è una tipologia che l’azienda ripresenta quest’anno dopo 13 anni. Dopo il pranzo sono seguiti un giro in canoa (rigorosamente griffata Pasetti) sul Tirino, tra i corsi d’acqua più puliti d’Italia, e una passeggiata a cavallo per mantenere quell’indispensabile contatto con la natura.

La giornata ha inoltre previsto la visita alla fonte di Capo d’Acqua, dove l’acqua sgorga direttamente dal Calderone, il ghiacciaio più a sud d’Europa, simbolo della lotta al cambiamento climatico.

Il momento clou però è stato il tour della Cantina Pasetti, che dopo 13 anni ha riportato sul mercato il Cerasuolo d’Abruzzo, prodotto nella vigna “Il deserto” a Capestrano. La Cantina ha scelto di realizzare vini in altitudine, valorizzando il terroir unico della zona. Una grande novità è stata l’impianto di una vigna di pinot nero e chardonnay a Forca di Penne, destinata alla produzione del metodo classico, segno dell’innovazione continua della Cantina. Il Prof. Maurizio Gily ha illustrato l’importanza delle stazioni meteo nei vigneti, sottolineando l’approccio sostenibile che migliora la qualità dei vini e contribuisce alla lotta contro i cambiamenti climatici. Abbiamo visitato poi la suggestiva Chiesa di San Pietro ad Oratorium a Capestrano, un luogo ricco di storia e mistero, arricchito dal famoso quadrato magico. Poi un pranzo all’aperto in riva al fiume Tirino, il più pulito d’Italia, dove abbiamo gustato prodotti locali abbinati al nuovo Cerasuolo.

Il tour si è snodato tra i vigneti Pasetti, disseminati a macchia di leopardo su gran parte della Valle del Tirino fino ad arrivare a Forca di Penne dove si sperimenterà una viticoltura di montagna vista l’altitudine tra gli 850 metri sul livello del mare e i 1000 metri. La visita ai vigneti ha offerto uno sguardo sui progetti, le difficoltà e le sfide affrontate, anche grazie al supporto di Maurizio Gily, che ha illustrato l’importanza delle 4 stazioni meteo disseminate all’interno della proprietà. Naturalmente, non poteva mancare un momento dedicato alla storia e all’arte, che nei secoli hanno disseminato la zona di gemme di splendore etereo, come la bellissima chiesa di San Pietro ad Oratorium a Capestrano.

Molto interessante la verticale di alcune annate dell’Harimann, il Montepulciano di punta dell’azienda, i cui vigneti si estendono nel Comune di Pescosansonesco, coltivati a tendone per appena 2 ettari. Un viaggio lungo 17 anni. L’Harimann 2017 è l’annata attualmente in commercio: “Vogliamo raggiungere l’estrema potenza, nonché la massima esuberanza del Montepulciano. In bocca questo è un vino grasso e strutturato”, dice Davide Pasetti, che se n’è occupato in prima persona in qualità di enologo. E la sua mano si sente eccome: questa annata è infatti profondamente diversa dalle precedenti, e per il gusto di Vistabruzzo.it si rivela senza dubbio la migliore perché si avvicina molto più delle altre al nostro concetto di “vino rosso”. L’Harimann, però, è stato (ed è) anche molto altro: già quello del 2012 al naso è più ematico e in bocca risulta acido e amaro, tanto che potrebbe rientrare nel disciplinare dell’Amarone; l’amaro, in effetti, è il minimo comun denominatore, e lo ritroviamo anche nel 2009 con note fruttate in sottofondo e un tannino morbidissimo e persistente.

Con l’Harimann 2007 torna la nota tartufata, mentre quella fruttata è andata un po’ a morire: in bocca questo vino è un po’ più secco e asciuga un po’ di più il palato. Il 2004 al naso è etereo con una nota di ciliegia sotto spirito: insomma, la nota dell’alcool è un po’ pungente, mentre in bocca c’è una vena bella acida che i suoi “fratelli” non hanno. La degustazione si è chiusa con la prima annata prodotta, il 2000: un vino fatto con uva di secondo germogliamento perché all’epoca ci fu una gelata. In quell’anno, infatti, si vendemmiò con la neve per terra. Il risultato? Un vino sapido, dalle note mattonate, che ha già superato il suo apice e sta affrontando la fase calante, ma al naso resta comunque interessante.

Uno spazio speciale è stato dedicato al Cerasuolo che la famiglia ha deciso di riprodurre dopo ben 13 anni. Un Cerasuolo d’Abruzzo superiore, le cui uve provengono dall’agro di Capestrano, il terreno è di medio impasto tendente al sabbioso, di forte matrice ciottolosa, drenante; il clima è continentale con inverni rigidi, alta è la ventosità. Un vino dal colore brillante e dal sapore intenso, elegante, fresco e minerale, caratterizzato da note fruttate e floreali. Esso viene prodotto con la tecnica della svacata, tipica della tradizione del territorio aquilano. Chardonnay e pinot nero. il barone Camillo Trojani di Pescosansonesco

Presente alla due giorni anche l’agronomo del gruppo, il piemontese Maurizio Gily, che ha raccontato dell’inserimento nei vigneti di alcune stazioni meteo. “Con Mimmo – ha spiegato Gily – abbiamo deciso di installare nei terreni di Forca di Penne, così come negli altri siti, alcune stazioni meteo per monitorare le condizioni climatologiche che poi, unitamente alle valutazioni chimico-fisiche del terreno, sono a supporto delle scelte per i nuovi impianti in termini di varietà e sistemi di allevamento, ciascuno progettato in base agli obiettivi enologici a priori prefissati. Queste inoltre ci aiutano nello studio della presenza dei funghi patogeni in maniera da poter intervenire in fase preventiva solo ed esclusivamente quando se ne verifichino le condizioni. Premesso comunque che, per le situazioni climatologiche tipiche di queste zone, la pressione degli sviluppi fungini è molto limitata”.

Proprio a seguito delle analisi agro-climatologiche (i dati verificati sono stati comparati con altri provenienti da stazioni meteo di zone spumantistiche a livello mondiale, tra cui Rheims), la famiglia ha ritenuto di impiantare, sul sito di Forca, Chardonnay e Pinot nero per la produzione in futuro di uno spumante metodo classico. Tra tutto ciò che abbiamo potuto vedere nella giornata di sabato 22 giugno, “il deserto” è sicuramente una delle sfide più interessanti.

Un altro aspetto importante della filosofia aziendale è la “nutrizione” delle viti. In azienda non si parla di concimazione ma di nutrizione, concetto ben diverso. Fanno “nutrizione” della vite anziché concimazione: “La radice del vigneto è lo stomaco del vigneto. Abbiamo voluto unire il terreno di zone diverse. Questa vigna sta in perfetto equilibrio. Ha una disponibilità di acqua al piede sufficiente”, conclude Mimmo Pasetti.

Cruciale è non l’apporto dei minerali, ma l’attenzione alla presenza, al benessere e all’incremento del sistema microbiologico che nel terreno vive ed è in stretta simbiosi con l’apparato radicale delle viti. L’attenzione verso quella microbiologia pedologica che, così come avviene per l’apparato digerente degli uomini, è artefice dell’assorbimento dei nutrienti già naturalmente presenti nel terreno in forma minerale. A tal fine, nelle diverse unità aziendali, sono state predisposte delle stazioni di compostaggio. In questi, tutti i residui della filiera vitivinicola vengono miscelati con sostanza organica “letame”, proveniente da stalle presenti nelle montagne intorno. Queste miscele vengono lasciate riposare per circa 24 mesi, durante i quali, attraverso attenti rivoltamenti ed ossigenazione, si produce la degradazione delle matrici originarie con produzione di compost utile allo sviluppo di specifiche famiglie microbiologiche ideali poi per essere apportate al terreno sia in fase di pre impianto che in fase gestionale. Inoltre questa è una tecnica utile al sequestro del carbonio che, una volta re-interrato, sarà definitivamente sottratto all’atmosfera.

“Più di 20 anni fa – ha aggiunto Pasetti – abbiamo deciso di avventurarci in aree diverse da quelle in cui eravamo abituati a vivere ed operare, alla ricerca di una vita diversa e di prodotti con qualità diverse, alla ricerca di un nuovo equilibrio. Eravamo inconsapevoli ma oggi, visto il dramma dei cambiamenti climatici in atto, ci troviamo a poter affrontare egregiamente anche questa problematica. Nelle zone dove operiamo, oltre alla salubrità, abbiamo temperature più basse e piovosità regolare. Abbiamo risolto inconsapevolmente un problema che oggi sta diventando drammatico per le classiche zone vitate”.

“Ho sempre avuto l’ambizione di fare qualcosa di diverso – ha concluso Pasetti – abbiamo sempre buttato il cuore oltre l’ostacolo nella consapevolezza che ogni traguardo fosse solo un punto di partenza verso il futuro”.

Nel cuore dell’Abruzzo, incastonata tra le suggestive colline di Pescosansonesco, si trova la Tenuta di Pasetti, un gioiello di ricettività che unisce storia, comfort e bellezza naturale. Questa tenuta, con il suo casolare storico e una piscina rinfrescante, offre un’esperienza indimenticabile a tutti i suoi ospiti.

Il casolare della Tenuta di Pasetti è una testimonianza del passato, un edificio storico che ha saputo mantenere intatto il suo fascino attraverso i secoli. Con le sue sei camere accoglienti, arredate con gusto e attenzione ai dettagli, il casolare offre un rifugio perfetto per chi desidera immergersi nella tranquillità della campagna abruzzese. Ogni camera è dotata dei comfort moderni necessari per garantire un soggiorno rilassante, senza però rinunciare al carattere autentico e alla storia che permeano ogni angolo della struttura.

La piscina della Tenuta di Pasetti rappresenta un’ulteriore attrazione per i visitatori. Situata in un punto strategico della tenuta, offre una vista panoramica sulle colline circostanti, creando un’atmosfera di pace e serenità. È il luogo ideale per rinfrescarsi durante le calde giornate estive, oppure per rilassarsi al sole con un buon libro.

La tenuta non è solo un luogo di soggiorno, ma un’esperienza completa. Gli ospiti possono godere di passeggiate tra i vigneti e gli oliveti che circondano il casolare, partecipare a degustazioni di vini locali prodotti dall’azienda stessa, o semplicemente lasciarsi coccolare dalla bellezza del paesaggio naturale. La cortesia e la disponibilità dello staff completano l’offerta, garantendo un’accoglienza calorosa e personalizzata che fa sentire ogni ospite come a casa propria.

Soggiornare alla Tenuta di Pasetti significa anche avere l’opportunità di scoprire l’Abruzzo più autentico. La posizione strategica della tenuta permette di esplorare facilmente le attrazioni della regione, dai parchi naturali alle storiche città medievali. Pescosansonesco stesso è un borgo di grande fascino, con le sue stradine pittoresche e le tradizioni locali che resistono al passare del tempo.

La Tenuta di Pasetti a Pescosansonesco è, insomma, molto più di una semplice destinazione turistica; è un luogo dove la storia, la natura e l’ospitalità si fondono per offrire un’esperienza unica e indimenticabile. Che siate in cerca di relax, avventura o un tuffo nella cultura locale, questa tenuta saprà come soddisfare ogni vostra esigenza, rendendo il vostro soggiorno in Abruzzo davvero speciale.

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Autore dell'articolo: Redazione