‘Dalle sbarre alle stelle’ con Flavio Insinna al teatro del carcere di Pescara

PESCARA – Il Teatro Stabile d’Abruzzo presenta sabato 1° dicembre, alle ore 17 presso il Teatro della Casa Circondariale di Pescara, Dalle sbarre alle stelle, tratto dal libro Cento lettere. Dalle sbarre alle stelle di Attilio Frasca e Fabio Masi (Itaca Edizioni), adattamento teatrale di Ariele Vincenti e Fabio Masi, regia di Ariele Vincenti, con dieci detenuti della Casa Circondariale di Pescara  e con la partecipazione di Flavio Insinna.

Dalle sbarre alle stelle è il risultato di un percorso teatrale sostenuto dal Teatro Stabile d’Abruzzo con la direzione artistica di Simone Cristicchi, durato sette mesi e tenuto dal regista Ariele Vincenti, in collaborazione con il giornalista-regista Fabio Masi, in sinergia con il direttore, le assistenti sociali e le psicologhe della Casa circondariale di Pescara. I lavori si sono svolti nella sala teatrale della strutture stessa che ospiterà anche il debutto dello spettacolo sabato 1 dicembre 2018.

Così il regista Ariele Vincenti nelle sue note:

“Come il libro Cento lettere. Dalle sbarre alle stelle scritto dallo stesso Masi e dal detenuto Attilio Frasca, lo spettacolo racconta la vita criminale di quest’ultimo, dai primi reati alla lunga carcerazione. Tutta la vicenda è intervallata dalle sue lettere e da quelle scritte da due suoi amici fraterni, anch’essi reclusi, che da vari carceri italiani arrivano a casa di un altro loro amico, Massimo, interpretato da Flavio Insinna. Pur rimanendo fedele alla storia dell’autore narrante in prima persona, il lavoro teatrale ha voluto universalizzarla, facendola diventare la voce narrante degli altri detenuti in scena. Il delirio di onnipotenza, la solitudine e la redenzione descritti nel libro, nello spettacolo vengono tradotti scenicamente da 10 attori detenuti, sempre in scena come un corpo unico, attraverso emozioni forti e intime che solo chi conosce la vita carceraria può arrivare a esprimere. Dalla spensieratezza dei bambini che giocano sui prati di borgata alle prime “marachelle”, dalla violenza allo stadio, ai reati “di strada” e non solo, fino all’inevitabile carcerazione, con tutto ciò che ne consegue.  Per fortuna che c’è il teatro come metafora di qualcosa a cui aggrapparsi per una rinascita oggettiva e spirituale, esorcizzando i problemi che vive giornalmente un detenuto e facendogli rivivere, anche solo per un’ora, la sensazione di sentirsi libero. Fanno da corollario coreografie ballate, scene di delirio e violenza collettiva, ma anche numerose situazioni ilari e grottesche. Tutto accompagnato dall’uso scenico delle canzoni di Emilio Stella, cantautore romano”.

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Autore dell'articolo: Redazione